Vent’anni fa, ricordava Romano Prodi, un dirigente d’azienda guadagnava quaranta volte lo stipendio di un operaio, ora quattrocento volte. È uno dei tanti esempi.
C’è in Italia una tassa pagata dai poveri a favore dei ricchi, che si chiama evasione fiscale. Destra e sinistra hanno ridotto le tasse sulle case di proprietà, ma da una vita, chiunque governi, non investe un centesimo sull’edilizia popolare e chi cerca una casa in affitto deve affrontare un calvario.
Sono i temi sociali tipici della vera sinistra, la sua ragione d’esistere. Negli ultimi decenni la sinistra gli ha dimenticati, non solo in Italia, inseguendo terze e quarte vie per conquistare il voto moderato. Quando è stata al governo, ha applicato le stesse ricette della destra, smantellando il welfare e favorito le oligarchie, sia pure con più garbo e tanta retorica.
Chiedere al disastrato Pd di oggi di invertire la rotta è forse ambizioso. Ma non si vede cosa abbia da perdere. Se non altri voti. Nelle ultime elezioni in Francia e Germania i moderatissimi partiti socialisti sono stati raggiunti o addirittura sorpassati dai verdi di Cohn Benedit e dalla Linke di Lafontaine. Hanno perso milioni di consensi a sinistra, senza guadagnarne uno al centro. I riformisti italiani hanno la fortuna di avere alla propria sinistra una piccola nomenklatura litigiosa e inconcludente.
La vera minaccia arriva da Di Pietro, che svolge bene, a modo suo, il lavoro di opposizione, ma non è di sinistra e lo testimonia da anni con un’assoluta indifferenza nei confronti dei temi sociali. Nello scontento dei ceti popolari, Bersani, Franceschini e Marino hanno insomma praterie da percorrere.
Eppure nessuno dei tre propone scelte radicali, se non Marino per un unico tema, la laicità. Chi scrive, come milioni di elettori di sinistra, non è moderato. Se lo fossi, voterei Casini senza tanti problemi. Di leader moderati ne abbiamo avuti tanti e ci hanno portato dove siamo. Non si potrebbe provare con un po’ di coraggio?
C’è in Italia una tassa pagata dai poveri a favore dei ricchi, che si chiama evasione fiscale. Destra e sinistra hanno ridotto le tasse sulle case di proprietà, ma da una vita, chiunque governi, non investe un centesimo sull’edilizia popolare e chi cerca una casa in affitto deve affrontare un calvario.
Sono i temi sociali tipici della vera sinistra, la sua ragione d’esistere. Negli ultimi decenni la sinistra gli ha dimenticati, non solo in Italia, inseguendo terze e quarte vie per conquistare il voto moderato. Quando è stata al governo, ha applicato le stesse ricette della destra, smantellando il welfare e favorito le oligarchie, sia pure con più garbo e tanta retorica.
Chiedere al disastrato Pd di oggi di invertire la rotta è forse ambizioso. Ma non si vede cosa abbia da perdere. Se non altri voti. Nelle ultime elezioni in Francia e Germania i moderatissimi partiti socialisti sono stati raggiunti o addirittura sorpassati dai verdi di Cohn Benedit e dalla Linke di Lafontaine. Hanno perso milioni di consensi a sinistra, senza guadagnarne uno al centro. I riformisti italiani hanno la fortuna di avere alla propria sinistra una piccola nomenklatura litigiosa e inconcludente.
La vera minaccia arriva da Di Pietro, che svolge bene, a modo suo, il lavoro di opposizione, ma non è di sinistra e lo testimonia da anni con un’assoluta indifferenza nei confronti dei temi sociali. Nello scontento dei ceti popolari, Bersani, Franceschini e Marino hanno insomma praterie da percorrere.
Eppure nessuno dei tre propone scelte radicali, se non Marino per un unico tema, la laicità. Chi scrive, come milioni di elettori di sinistra, non è moderato. Se lo fossi, voterei Casini senza tanti problemi. Di leader moderati ne abbiamo avuti tanti e ci hanno portato dove siamo. Non si potrebbe provare con un po’ di coraggio?
Metilparaben: Ci vuole lungimiranza.
nei commenti a questo post, riportato da un articolo di curzio maltese sul venerdì di repubblica di questa settimana.